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UNA FORMA DI VITA
di Amélie Nothomb
Sulla guerra
di espansione


di Luciano Sartirana


Amélie Nothomb, ricerca su Gugolo, cliccata del topo sull’opzione Immagini: quasi tutte le sue foto ci presentano due occhi spalancati, un’obliqua via di mezzo fra terrore e stupore attonito. Molti vi leggono cinismo, altri superiorità aristocratica e sprezzante… molte sue eroine lo sono… altre ambirebbero a esserlo… e molti personaggi maschili provocano sicuramente ansia e ribrezzo.
Il meraviglioso mondo di Amélie. Quella vera.
Di certo quei suoi occhi ci aleggiano sulla nuca mentre scorriamo la sua scrittura sublime. Quando la leggi, Amélie è dietro di te, ma sparisce subito quando ti volti per guardarla.

In "Una forma di vita", l’ultimo romanzo della scrittrice belga, conosciamo invece un’Amélie diversa, che accetta di raccontare il suo stupore e la sua ingenuità, il suo ficcarsi tremendamente curioso in situazioni abnormi, il suo uscire di casa incosciente del pericolo lasciando pure la porta aperta e il latte sul fuoco.
E che fuoco… la guerra in Iraq e la sua insulsa carneficina di aggressori e vittime (ben distinti e amati o odiati nel giusto, mica è scema). Uno sguardo attonito su una delle grandi tragedie dell’oggi e il retroterra che le provoca: un certo modo di esistere e di pensare statunitense.

Nothomb confessa in tutta candidità che riceve molte lettere dai suoi lettori. Ma soprattutto: che cerca di rispondere a tutti , capirli, dire una parola sensata a ognuno. Già questo, per un personaggio famoso della letteratura, è vivere su un precipizio, perché significa che la tua sensibilità accetta di farsi carico dei deliri di molti. E con questo libro la cosa si moltiplicherà ancora.
Ma una delle lettere che le giunge ha addirittura del post-atomico: un soldato di Washington di stanza in Iraq le dice che ha letto tutti i suoi libri, e inizia a raccontarle com’è la vita da quelle parti per un soldato di Washington.
Pattugliamenti. Attacchi. Uccisioni. Spari immediati nella direzione di ogni minimo rumore. Cadaveri dietro di sé e morituri davanti a sé. Prima o poi ti può toccare.

Amélie è orripilata da tutto questo; ma è una che guarda sempre oltre all’apparenza, fruga nei retropensieri e cerca di individuare la profondità anche se perversa delle cose. Non smette di chiedere a Malvin Mapple – il nome del soldato di Washington – come vive tutto questo, e il racconto devia verso regioni inaspettate. Quando torni da un’azione cerchi un placebo, che ti placebizzi la giornata e la settimana, e che lo faccia per tutti i mesi e gli anni che sei lì. Mangi e bevi di tutto. Fino a diventare enorme, eppure ancora operativo e letale. Fino a diventare due persone di peso, e parlarle. Fino a vivere una realtà parallela e atona, una caverna platonica senza la luce dell’uscita.

Il seguito comprende ancora molte cose e molti eventi – in una suspence d’alto livello - e lo stupore della narratrice si mescola con quello del lettore di fronte a tale sconcertante quanto originale racconto. Una visione di vita ci passa davanti agli occhi, quella di una nazione e di individui votati all’espansione quanto all’irrealtà, con tutto ciò che ne consegue. Un libro magnetico, politico, attonitamente divertente.
Voltati piano… chi è che ti sta osservando, mentre leggi questo articolo?