ASCOLTA! PARLA LENINGRADO... LENINGRADO SUONA!

Autore: Sergio Ferrentino
Collana: Theatrika

Prezzo di copertina: 12,50 euro
Spedizione: 2,50 euro

Copertina: Roberto Molteni

In collaborazione con
- Radio della Svizzera Italiana
- Fonderia Mercury, Milano



Dove puoi trovare il libro
La pagina web dello spettacolo teatrale

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900 giorni d'assedio.
Un milione di morti.
750.000 di questi non sono stati colpiti dalle bombe e dai proiettili, non sono morti in battaglia.
Sono morti di fame.
L'8 settembre 1941 è il primo dei novecento giorni di Leningrado.
Quello stesso 8 settembre, i tedeschi colpiscono i magazzini Badajev, in cui è custodita gran parte delle scorte alimentari della città. Nell'aria si sente un odore dolciastro... sono le scorte di zucchero della città che si stanno sciogliendo, e la terra lo assorbe.
Mesi dopo, un bicchiere di quella terra a un metro di profondità sarà venduto al mercato nero....

L'8 settembre 2011 fanno settant'anni dall'inizio di quel tremendo assedio.
Prima di essere il libro che vi proponiamo, "Ascolta! Parla Leningrado... Leningrado suona!" vive come radiodramma presso la Radio della Svizzera Italiana e come pièce teatrale più volte in scena in Italia, sempre con la regia dell'Autore e interpretato da un validissimo cast: Patrizia Salmoiraghi, Francesca Vettori, Gabriele Calindri, Oliviero Corbetta, Raffaele Farina, Sax Nicosia.

Il racconto - teso, elettrico, da vero thriller e da grande Storia - narra in dettaglio cosa significhi vivere una situazione di assedio, con uno dei peggiori freddi del secolo e il nemico alle porte. Ma anche gli episodi di solidarietà, speranza, audacia che hanno permesso di spezzare il cerchio d'acciaio e rilanciare la resistenza contro l'invasore nazista.
Primo fra tutti quello - ancora oggi incredibile - del concerto organizzato da Radio Leningrado su musiche di Dmitrij Sostakovic, con orchestrali raccolti sotto le bombe. Una musica che si è diffusa sulla città sofferente e verso il mondo esterno, nemici compresi, per annunciare di essere ancora vivi e decisi.

"Un cerchio…? Il cerchio! Il cerchio potrebbe essere... il simbolo di quest’assedio, della coscienza racchiusa dentro di sé... corriamo tutti in circolo e non riusciamo a raggiungere la realtà. Abbiamo tutti l’impressione di fare la guerra, ma non è vero: la guerra la fanno quelli che stanno al fronte… (sospiro) Abbiamo tutti l’impressione di non fare la guerra e di pensare solo a mangiare, ma non è vero: facciamo quello che è necessario fare in una città che è in guerra, per non lasciare che questa città muoia.
Parlo troppo. Questo non è bene. Scrivo e questo non so se è un male, ma mi fa sentire bene.
Scrivere del cerchio..."