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IL DOTTOR SÓCRATES E LA DEMOCRACIA CORINTHIANA
Il calciatore e intellettuale Sócrates (Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira) era nato
a Belém (Brasile, Stato del Pará) il 19 febbraio 1954.
È uscito dal campo pochi giorni fa, il 4 dicembre 2011 a São Paulo, mentre il suo Corinthians
diventava campione del Brasile per la quinta volta.
Dal punto di vista calcistico, è stato un giocatore di grande peso in ogni squadra dove si è trovato a giocare. Tutti lo ricordano per la grande eleganza della sua azione, per l’ottima visione di gioco, per le invenzioni e i suoi colpi di tacco. Deteneva inoltre un ruolino di goleador di tutto rispetto: tra Corinthians, Botafogo Paulista, Flamengo, Santos, Fiorentina e nazionale brasiliana, Sócrates ha realizzato 317 gol.
Ha fatto parte della sfortunata spedizione ai Mondiali di Spagna nel 1982, quando con Falcão, Zico, Junior, Eder, Toninho Cerezo formava un gruppo da spettacolo assoluto, fermato solo dai tre gol di Paolo Rossi.
Nonostante fosse noto il suo impegno politico e culturale (Pelé lo aveva definito “l’uomo più intelligente del Brasile”… e dei giornali leggeva le pagine di politica e quelle culturali, mai quelle di sport), non molti fuori del suo Paese sono al corrente di un’esperienza ispirata da lui, e che ha avuto una parte importante nel far uscire il Brasile dalla lugubre dittatura fascista che durava dal colpo di Stato del 1964: la Democracia corinthiana.
Nonostante la dittatura, i primi anni ’80 sono stati per il Brasile qualcosa di molto simile a ciò che era stato il ’68 per l’Europa. Singoli, gruppi, associazioni, sindacati, uomini di cultura e di spettacolo come di sport prendono a sfidare apertamente i militari, reclamando diritti e appunto libertà democratiche. Si moltiplicano le assemblee, le manifestazioni pubbliche, gli esperimenti di autogestione.
Uno di questi viene appunto lanciato da Sócrates nel club dove milita dal 1978 al 1984, il Corinthians di São Paulo. Lo appoggiano subito un altro giocatore, Wladimir, e il nuovo tecnico Adílson Monteiro Alves (un sociologo), per poi estendere la cosa a squadra in campo e dirigenza. Inizia la rivoluzione, esplode la Democracia corinthiana.
Nel Corinthians viene appunto istituito un sistema di autogestione della squadra e della società: giocatori, allenatore, medici, preparatori atletici, dirigenti e presidente decidono ogni cosa tramite una votazione paritaria (una testa un voto, indipendentemente dalla posizione e dal ruolo). Si decidono in questa maniera le assunzioni, gli acquisti e le cessioni di giocatori, i licenziamenti, l’assetto della squadra e il sistema degli allenamenti, persino il marketing e il rapporto con stampa e tifosi.
Questo sistema rivoluzionario ha portato anche importanti risultati dal punto di vista sportivo… che è quello che poi conta, per una squadra.
Nel 1981, mostrando un ottimo calcio, il Corinthians arriva alla semifinale del campionato brasiliano; e vince alla grande i campionati paulista del 1982 e del 1983.
Oltre a questo, compie un miracolo amministrativo in un Paese dove il calcio è spesso foriero di perdite di denaro: negli anni dell’autogestione, il clube azzerò tutti i debiti e arrivò a una riserva di cassa di tre milioni di dollari Usa.
La Democracia non è però solo all’interno del Corinthians, diventa attivismo e azione politica in una nazione – lo ricordiamo ancora – oppressa da una feroce dittatura militare.
Sono molte le foto dove Sócrates e suoi compagni parlano in piazza davanti a grandi folle, a fianco di leader sindacali e politici di opposizione (tra cui il futuro presidente Lula da Silva).
La squadra scendeva spesso in campo con i numeri sulla schiena scritti al contrario, in segno di protesta. Soprattutto, con scritte che chiedevano il ritorno alla democrazia… famosissima la campagna “Diretas-jà!” (Elezione diretta subito!) in concomitanza con l’omologo movimento di rivendicazione civile; o anche “Eu quero votar para o presidente!” (Voglio votare per il presidente!).
Grandi ricordi, per Sócrates (che è stato anche musicista, produttore e autore di teatro), anche da parte di varie persone che lo hanno conosciuto:
“Oltre che medico, è sempre stato impegnato politicamente per le cause in cui credeva. Era leale, ostinato, sincero…” (Zico).
“Il generoso contributo di Sócrates verso il Corinthians, il calcio e l'intera società brasiliana non sarà mai dimenticato…” (Lula da Silva)
“Sócrates lascia il suo segno indelebile nella storia del paese, per la fermezza e il coraggio con i quali ha difeso la democrazia e la giustizia sociale…” (Aldo Rebelo, attuale ministro brasiliano dello Sport).
“Il Brasile perde uno dei suoi figli più amati, il dottor Sócrates. Nei campi di calcio, con il suo talento e i suoi tocchi sofisticati, è stato un genio del calcio. Tanto da essere considerato il miglior giocatore sudamericano del 1983, e scelto dalla FIFA nel 2004 come uno tra i 125 più grandi calciatori della storia viventi.
Ma oltre che essere un idolo calcistico, Sócrates è stato un campione nella società, perché anche fuori dai campi di gioco non ha mai smesso di impegnarsi. È stato un brasiliano attivo politicamente, preoccupato per il suo popolo e per il suo Paese. Conquistandosi l’appoggio dei suoi compagni, portò il suo grande contributo per stabilire un sistema democratico all’interno della squadra dove giocava. Ha anche partecipato attivamente in tanti momenti importanti nel processo di ridemocratizzazione del Paese…” (Dilma Rousseff, attuale presidente del Brasile)