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GRANDE MUSICA
Robert Johnson, che incontrò il diavolo a un incrocio
di Arianna Conforto
13 agosto 1938. Sono già le dieci di sera e al “Three Forks”, locale malfamato di Greenwood, Mississippi, due bluesman, Sonny Boy Williamson e Robert Leroy Johnson suonano il loro blues in attesa del terzo musicista in ritardo, Honey Boy Edwards. Siamo in anni in cui la vita dei musicisti non è certo facile. Sanno di piacere molto alle donne, ma proprio per questo rischiano di suscitare odio negli altri uomini. Ancor meglio se un musicista è giovane, affascinante e donnaiolo come Robert, che non esita a flirtare con una bella donna, forse non del tutto sconosciuta. Tra un blues e l’altro a Johnson viene offerto del whisky. È molto pericoloso accettare whisky da una bottiglia già aperta. Johnson lo sa, ma un bevitore come lui non può certo rifiutare. Qualche ora dopo Johnson si sente male, resiste, continua a suonare il blues. Sono circa le due quando devono trascinarlo via dal locale. Quella maledetta bottiglia! Johnson muore tre giorni dopo, il 16 agosto 1938. Aveva appena compiuto 27 anni e la sua leggenda era appena iniziata.
Archetipo dell’artista maledetto, Robert Johnson sette anni prima non è di certo un musicista affermato, ma un suonatore come tanti altri che circolano nel Sud ai primi del ‘900. Nato pare nel 1911, nello stato del Mississippi, si racconta che abbia frequentato per un periodo un tale, Ike Zinneman, un chitarrista che si esercitava a suonare nei cimiteri, e che grazie a questi abbia imparato nuovi trucchi e trasformato il suo stile diventando un fenomeno. I suoi contemporanei tuttavia non riescono a spiegare un così grande miglioramento delle sue capacità compositive e soprattutto in così poco tempo. Così si convincono che all’origine ci sia un patto con il diavolo. Johnson di certo non smentisce, al contrario, alimenta la leggenda. La sua “Crossroad blues” racconta proprio di una sera in cui allo scoccare della mezzanotte fermo ad un incrocio a Clarksdale con la sua chitarra, in attesa di un passaggio, incontra un uomo vestito di nero che gli chiede l’anima in cambio del talento musicale. La leggenda dell’incontro con il diavolo si sparge e diventa mito.
Nella Londra della metà degli anni ’60 rivive il mito di Robert Johnson. “Sweet home Chicago”, “Come on in my kitchen” e “Crossroad blues” diventano classici e vengono adattati e reinterpretati da Beatles, Rolling Stones, Led Zeppelin, Eric Clapton. “È il Mozart del blues” dichiara Keith Richard.
Nel 1974 un musicologo, Mack McCormick , deciso ad approfondire le ricerche dopo aver scoperto dei retroscena sulla morte di Johnson, cerca di far riaprire il caso. Sostiene che sia stato ucciso da un uomo geloso al quale Johnson pare avesse corteggiato la moglie. È plausibile e McCormick dopo aver raccolto le informazioni e le poche foto rimaste, per ben vent’anni progetta un’opera da lui curata dal titolo “Biography of a phantom”, opera che non ha mai visto la luce.
Oggi ben tre tombe a Morgan City ricordano Robert Johnson e sono meta di pellegrinaggi di musicisti che lasciano i loro plettri come in un rituale per appropriarsi di un po’ del suo blues. La sua fama continua ad essere avvolta nel mistero e nella leggenda, di lui ci rimangono solo una trentina di registrazioni risalenti al ’36 e ‘37, ma è di certo l’artista che più ha influenzato i musicisti del Delta blues.
Riportiamo qui un elenco di film e pubblicazioni per chi volesse approfondire la sua storia e la su anima che da quasi un secolo appassiona e ispira artisti di tutto il mondo.
Documentari e film su Robert Johnson
“Mississippi Adventure” (Crossroads, 1986)
“Can't You Hear the Wind Howl?” (1998)
“Hellhounds On My Trail: The Afterlife of Robert Johnson” (1999)
“Sessions for Robert J.” (2004)
Libri
Peter Guralnick, Robert Johnson. “In cerca del re del blues” (1991), Arcana
Alan Lomax, “La terra del Blues” (“The Land Where The Blues Began”), Il Saggiatore, Milano, 2005.
Monge Luigi, Robert Johnson. “I got the blues” (Testi commentati), edizioni Arcana, luglio 2008
Antonio Ciarletta, “Un blues per il diavolo”, Ondarock.it
Ezio Guaitamacchi, “Delitti Rock”, Arcana 2009