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IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA


di Jean-Pierre
e Luc Dardenne


di Luciano Sartirana

Con Jérémie Renier, Cécile De France, Fabrizio Rongione, Olivier Gourmet, Thomas Doret.

“Il ragazzo con la bicicletta”, film più recente dei fratelli Dardenne, ha ammorbidito alcune delle soluzioni stilistiche tradizionalmente più ostiche (camera a mano addosso ai protagonisti, poco interesse alla musica, dialoghi spezzati e ridotti al minimo) per concentrarsi ancora di più sulle dinamiche intime del conflitto, dell’esclusione, della solitudine.

Ragazzino di dodici anni, ospite coatto di un istituto, carattere chiuso e deciso, fragilità ma nessuna riverenza verso il mondo adulto, da combattere da pari. Madre non si sa.
Padre giovane che ha cambiato indirizzo e non gli ha dato quello nuovo. Oltre che avergli venduto l’amata bicicletta.
Bulli di quartiere che tiranneggiano, ammiccano, coinvolgono.
Educatori ufficiali che faticano anche solo a tenerlo dove era deciso che il ragazzino dovesse stare, figuriamoci a mettere insieme un percorso formativo. Un mondo maschile, periferico, uguale a se stesso nel tempo. Un mondo dove il nostro ragazzino – Cyril – vede solo altri maschi da combattere e un obbiettivo da raggiungere: ritrovare suo padre e tornare con lui.

In tutto questo mondo di soli uomini entra una pietra impazzita, una giovane donna. Samatha fa la parrucchiera, sbatte casualmente contro Cyril, si interessa a lui e accetta di prenderselo in casa per certi periodi, sempre più lunghi. Lo fa in tutta semplicità, chiedendo a Cyril normalissime regole di buona educazione e di civile vivere. Il suo fidanzato la molla, il ragazzino non gli piace. La bicicletta del ragazzo viene recuperata, e con questa gira a lungo nei pomeriggi. Cyril sembra impermeabile alle buone maniere che Samantha gli impone, le segue finché gli fanno comodo per dimenticarsene in un istante. La coinvolge nella sua ricerca del padre, che dice brutalmente in faccia a entrambi che lui non vuole più vederlo e che se era sparito dei motivi c’erano.

Il mondo degli uomini – di varia età – è sempre l’unico che Cyril conosce bene, e la direzione che gli fa prendere non è di quelle che ci si augurerebbe per un dodicenne. Ma Samantha, la sua mamma per caso, riesce a far immaginare al ragazzo che non esiste solo la logica dei maschi o della strada. Forse in parte, forse non del tutto consapevolmente, forse proprio nel momento in cui il rapporto fra i due pare virare verso la catastrofe… Cyril trova una mamma dove si aspettava esserci un padre, ma anche Samantha trova in sé risorse che non pensava di possedere. E ogni momento - fosse anche un minuto dopo la fine del film - è buono perché il fragile ma possibile equilibrio fra due persone molto diverse si rafforzi o si rifrantumi.

Un film su conflitto, esclusione, solitudine, si diceva all’inizio. Ma anche e soprattutto un film sull’educazione, la capacità di uscire dai propri limiti per creare qualcosa di inedito. Un film con una sua intima tristezza, perché di possibilità pare mostrarne poche anche quando un sorriso sembra schiuderne. Il grande film – un ulteriore frammento - che i Dardenne ci mostrano da tempo, sull’importanza e l’attenzione da dare alle generazioni che crescono e ci chiedono una direzione.