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NON SONO UN UOMO. SONO CANTONA.
Éric Daniel Cantona nasce a Marsiglia il 24 maggio 1966, da padre sardo e madre catalana.
In Francia ha giocato come attaccante con Auxerre, Olympique Marsiglia, Girondins Bordeaux, Montpellier, Nímes, ovviamente la nazionale. Dotato di una classe immensa come di un caratteraccio decisamente poco gestibile, nel dicembre 1991 annuncia il suo ritiro dal calcio. Dopo una squalifica di un mese per pallone gettato in faccia all’arbitro, Cantona dà dell’idiota ai membri della commissione che l’ha squalificato, e si becca altri tre mesi.
Michel Platini lo convince a ripensarci e a proporsi al calcio inglese. Provini con Liverpool e Sheffield Wednesday, ma non se ne fa nulla e finisce al Leeds. Subito scudetto grazie ai suoi gol, e l’anno dopo passa al Manchester United, dove diventa un idolo assoluto.
Tutti sanno che quando lui guarda torvo un avversario e si alza il colletto della maglia sta per scatenarsi l’inferno, il più delle volte fortunatamente solo calcistico. A Manchester vince quattro scudetti e tante altre cose, segnando e facendo segnare.
Stende con una mossa da kung-fu un tifoso che lo aveva insultato, viene squalificato nove mesi e torna più grande di prima. Nel 1997 si scoccia del tutto e annuncia il suo ritiro dal calcio, tra lo sconcerto e il pianto dell’intero Old Trafford, lo stadio dello United.
Dopo si occupa di tutt’altro.
Torna in Francia e inizia a studiare e recitare come attore: dirige il cortometraggio “Apporte-moi ton amour”; ha una parte nel film di Shekhar Kapur “Elizabeth”, con Cate Blanchett; e un’altra in “Le deuxième souffle” di Alain Corneau, con Monica Bellucci. Ricordiamo anche le interpretazioni in “Le bonheur est dans le pré” di Etienne Chatiliez, con Michel Serrault; in “Mookie” di Hervé Palud, a fianco di Jacques Villeret, che ritrova anche in "Les enfants du Marais" di Jean Becker; in “La grande vie”, di Philippe Dajoux; e compare come commissario di polizia in “L’outremangeur”, di Thierry Binisti.
È il personaggio principale della campagna pubblicitaria della Nike, famosissima per il clima gotico e da calcio post-atomico; stessa parte negli spot che promuove il calcio onesto, prima dei Mondiali del 2006.
Ma soprattutto è co-autore, attore e produttore dell’ottimo film “Il mio amico Eric” di Ken Loach: un film frizzante, intelligente, sociale che lo consacra definitivamente nel mondo del cinema internazionale.
Tra 2011 e 2012 è in scena più volte a teatro nell’”Ubu enchaîné” di Alfred Jarry.
Diventa anche apprezzato pittore e fotografo.
Da personaggio anticonformista e ampiamente fuori dalle righe in molti contesti, restano famose e fanno il giro del mondo alcune sue frasi e alcune sue provocazioni.
- “In primo luogo, gioco sempre contro l’idea di perdere…”
- “Se il tuo allenatore non ti piace, non girarci intorno: diglielo in faccia!”
- “Domenech è l’allenatore della nazionale francese più insulso dai tempi di Luigi XVI…”
E ovviamente:
- “Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che verranno gettate in mare delle sardine…”.
Fino a:
- “Io non sono un uomo. Sono Cantona…”
Ai primi di dicembre del 2010 invita tutti i francesi a ritirare i loro soldi dalle banche, colpevoli dello sfascio e dell’ingiustizia dell’economia mondiale. Non lo fanno in tanti, ma i massimi responsabili politici e bancari della UE gliene dicono di tutti i colori.
Tra 2011 e 2012 pare maturare – smentita e riproposta più volte - una sua candidatura come presidente della repubblica francese.
Per sapere quanto faccia sul serio, si osservi la posizione del colletto della sua maglia e il suo sguardo torvo, da uomo libero e diffidente del potere…