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IEMANJÁ, REGINA DEL MARE, I FIGLI DELLA QUALE SONO PESCI
Quando gli schiavi africani – di etnia Yoruba - furono strappati dall’Africa e portati in Brasile, portarono con sé i culti originari, adattandoli nel tempo alla nuova situazione.
Nascono così il Candomblé e l’Umbanda, il visionario mondo degli Orixás (che significa “energia della testa”): divinità che rappresentano forze della natura, caratteri psicologici, mitologie, prescrizioni alimentari, giochi.
Nonostante questi culti fossero duramente osteggiati dalle autorità sia civili che cattoliche fino a pochi decenni fa (attraverso divieti, punizioni, ostracismi e diffusione di pregiudizi, come l’accusa di sacrifici umani su bambini), essi hanno comunque prosperato in Brasile. Anche grazie all’ingegnoso quanto semplice espediente di festeggiare un Orixá fingendo che questo sia un santo cattolico…
Gli Orixás principali sono 16, ma la più principale è Iemanjá, dea del mare e della nascita: la madre per eccellenza, l’acqua che tutto avvolge e racchiude e da cui veniamo, le maree e il ciclo mensile, la luna, la navigazione e i naufraghi, l’educazione dei figli, gli animali domestici, gli affetti e l’immaginazione, la profondità e la riflessione. E tutto ciò che ci passa per la testa.
Il suo nome viene dall’espressione Yoruba “Yèyé omo ejá”, che vuole dire “la madre i cui figli sono pesci”.
Jorge Amado ce ne parla con queste parole: “Iemanjá, regina del mare, è conosciuta anche con i nomi di Signora Janaína, Inaê, principessa di Aiocá e Maria; quest’ultimo naturalmente nel parallelismo con la religione cattolica. Aiocá è invece il regno delle terre misteriose della felicità e della libertà, immagine delle terre natali dell’Africa, nostalgie dei giorni passati nella foresta senza essere schiavi…”
Su di lei ci sono molte leggende, alcune proprio simpatiche, come questa.
Iemanjá aveva accettato la richiesta di matrimonio di Olofi, re di Ifé, a patto che lui si astenesse per sempre di fare battute idiote sulle sue grandi tette.
Ma una sera, ubriaco da strizzare, Olofi aveva giustappunto fatto un sacco di battute idiote sulle sue grandi tette… detto e fatto: l’orgogliosa e suscettibile Iemanjá apre la porta e la chiude dietro di sé, con alto fragore di urla e maledizioni.
Olofi si accorge dello sbaglio, non ritiene possibile l’affronto di essere abbandonato – lui, il grande re di Ifé - e le corre dietro. Ma Iemanjá ha con sé un regalo di sua madre Olokum, la potente dea dell’oceano: una bottiglia da rompere qualora si fosse trovata in pericolo. Infatti, sentendosi raggiunta, la rompe contro un sasso, e il liquido magico contenutovi si trasforma in un fiume che la porta rapidamente da tutt’altra parte.
Olofi si trasforma però in una collina e le si piazza davanti, interrompendo la corrente. La voce possente di Iemanjá si diffonde allora per il mondo e arriva alle orecchie di Xangô, suo figlio prediletto, che mette insieme tutte le nubi del cielo e scaglia un fulmine tremendo su Olofi-collina, spezzandolo in due e liberando Iemanjá-fiume che può ricongiungersi con la madre-oceano Olokum.
Da quel giorno Iemanjá si è sempre rifiutata di tornare sulla terra, e chi la vuole incontrare deve - come minimo - recarsi su una spiaggia.
Iemanjá è anche colei che protegge la testa di tutti gli esseri viventi, e la cosa viene spiegata così.
Quando Olodumaré, il creatore del mondo, aveva distribuito qualcosa da fare a ogni Orixá, a Iemanjá era toccata la cura della casa di Oxalá, il suo primo marito.
Si occupava quindi dell’educazione dei figli – di tutti i figli, anche la grande maggioranza formata da figli non suoi – e delle faccende domestiche.
Un giorno, in un momento di illuminazione, Iemanjá si accorge di lavorare sempre in ombra e come un asino mentre gli altri Orixás se ne stavano in panciolle a ricevere continui omaggi e offerte. Furibonda, va dal marito e si lamenta di questa palese ingiustizia, dicendogliene di tutti i colori.
Sopraffatto dalle lamentele, Oxalá impazzisce.
Iemanjá prepara allora un medicinale con piante e frutti vari, e guarisce il marito. Per ringraziare Iemanjá - e verosimilmente evitare altri guai – Oxalá convince Olodumaré a concedere a Iemanjá il dominio su tutte le teste. Da quel momento, anche a lei viene reso omaggio molto di più che agli altri Orixás.
A ogni Orixá corrisponde un carattere e un modo di essere; si è, appunto, figli di quell’Orixá.
I figli e le figlie di Iemanjá sono sereni, materni, sinceri e disponibili ad aiutare tutti. Amano l’ordine e la disciplina, mantengono gli impegni fino in fondo. Sono in genere calmi e fin ingenui, ma le rare volte che si infuriano sono come le onde di una forte burrasca e colpiscono a caso. Sono vanitosi, protettori, caritatevoli, timidi; ma anche temperamentali e dominatori. Le figlie sanno sedurre grazie alla loro profondità d’animo.
Il principale giorno dedicato a Iemanjá è il 2 febbraio, quando a Salvador de Bahia si svolge la principale festa brasiliana in omaggio alla Regina del Mare: migliaia di persone vestite di bianco vanno in processione fino alla foce del fiume Vermelho e lasciano in offerta specchi, piccola gioielleria, cibo, profumi. Fiori vengono lanciati in mare da imbarcazioni poco davanti la spiaggia, e complesse composizioni floreali sono allestite a riva.
Sempre a Salvador de Bahia, l’8 dicembre, c’è la festa per Nossa Senhora da Conceição da Praia, protettrice della città… il corrispondente cattolico di Iemanjá.
Ancora l’8 dicembre ma a João Pessoa (capitale dello stato di Paraíba), la spiaggia di Tambaú vede la sfilata di tutti gli Orixás in onore della Regina, in un tripudio di bandiere azzurre e bianche e fuochi accesi.
Naturalmente, una delle feste più grandi per Iemanjá è l’ultimo dell’anno a Rio de Janeiro: migliaia di persone si recano in spiaggia con abiti bianchi e leggeri, portano doni e saltano sette volte le onde che arrivano a riva, per chiedere fortuna all’Orixá più grande.