Milano, Unione Europea.
La letteratura, come tutta l'arte, è la confessione che la vita
non basta. (Fernando Pessoa)
NEL SETTIMO CREÒ IL MARACANÃ
Libro e e-book di LUCIANO SARTIRANA - Collana RACCONTI DI SPORT
La prima storia del calcio del Brasile pubblicata in Italia!
Un’avventura di sport e di gol, campioni sublimi venuti da una favela, vittorie favolose e devastanti sconfitte... cultura, musica, società, i periodi luminosi e quelli difficili di un grande Paese. Il 18 febbraio 1894, un ventenne di nome Charles Miller (figlio di un inglese e di una brasiliana) sbarca a Santos dopo due pallosissime settimane di navigazione da Southampton. Ha con sé due palloni, 22 divise, il regolamento di un gioco che nel Brasile del caffè e della schiavitù abolita da poco non conosce nessuno.
Un Paese che - a causa di quel gioco - sta per essere rivoltato nell’anima.

La prefazione di DARWIN PASTORIN

Luciano Sartirana scrive di calcio, ma in realtà racconta l’anima di una nazione. In queste pagine troverete moltissimo Brasile: nei campioni, nei dribbling, nei trionfi e nelle cadute, nelle meraviglie e nelle sofferenze, nei giorni bui della dittatura e nei giorni lucenti di una rinascita, nella letteratura e nella musica. In queste pagine, così fitte, così intense, così documentate, l'autore dimostra tutto il suo infinito amore per un popolo e per un'idea di football che è, nel ricordare Pier Paolo Pasolini, "poesia".

Ci sono i versi sbilenchi di Mané Garrincha, i versi perfetti di Pelé, i versi romantici e malinconici della Seleção di Zico e del maestro Telê Santana, quella nazionale verdeoro che si smarrì sul cammino della gloria, al Sarriá di Barcellona, in quel 5 luglio dell'82, frastornata dalle reti di Pablito Rossi, i versi dei fuoriclasse, dei mezzi campioni, dei carneadi, di chi ha conosciuto il lampo di un trionfo per poi cadere nell'ombra. Sartirana ha scritto una vera e propria enciclopedia del futebol: un libro di questo spessore non esiste nemmeno in Brasile, siamo di fronte a un'opera unica, completa, precisa sin nel minuscolo e apparentemente insignificante dettaglio. Da conoscitore di quelle storie, devo ammettere di aver provato invidia. Per la prima volta nella mia carriera. Avrei voluto essere io l'autore di questo romanzo calcistico, di questo capolavoro! Sì, perché di capolavoro si tratta.

Sono nato in Brasile, a São Paulo, figlio nipote e pronipote di emigranti. La mia prima squadra del cuore è stata il Palmeiras, che un tempo si chiamava Palestra Itália. E il mio primo idolo è, oggi, uno dei miei più cari amici, un fratello maggiore: José Altafini, in quegli anni ‘50 chiamato "Mazzola" per la sua somiglianza, nel viso e nelle movenze, con il grande Valentino. Ho raccontato di Garrincha, l'angelo dalle gambe storte, il primo rivoluzionario del pallone. Ho narrato il dramma di Moacyr Barbosa, il portiere che pagò con la dimenticanza le due reti subite nella partita decisiva del Mundial del 1950, al Maracanà, 2-1 per l'Uruguay di Obdulio Varela, di Schiaffino e di Ghiggia. Ho raccolto le confidenze e le memorie di Leo Júnior, Zico, Branco, Müller, Edu Marangon, Dé, Gil, Falcão, Zinho, Romário, Bebeto, Ronaldo, Edmundo, Gilmar (incontrato in un giorno di pioggia sottile nel centro di São Paolo), Cinesinho, Djalma Santos, Angelo Benedicto Sormani. Non potrò mai dimenticare il Mundialito in Uruguay del gennaio 1981.

Conobbi il dottor Sócrates e il portiere João Leite. Il primo parlava di socialismo e di Marx, di lotte operaie e di Antonio Gramsci; il secondo leggeva la Bibbia e scriveva, sotto la sua firma autografa, "Gesù vi ama". Sócrates diede vita alla Democracia Corinthiana, il primo e unico tentativo di squadra autogestita, con venature politiche in tempi difficili ("Libertà con responsabilità", "Voglio votare per il presidente!"); Joao Leite di lì a poco avrebbe dato vita agli "Atleti di Cristo". Ho ammirato le scelte umane e professionali di Joáo Saldanha, filosofo, comunista, giornalista, che prese le distanze dalla Giunta golpista del generale Médici e perse il posto di commissario tecnico della Seleção al Mondiale del 1970 in Messico. Mário Lobo Zagallo lo sostituì, con poco onore...

Luciano Sartirana, dunque, ci propone questa vicenda infinita, dove niente manca, dove tutto è segnato e sottolineato. Mi ha ricordato "Radici del Brasile" (Giunti, 2000) di Sérgio Buarque de Hollanda, il saggio che, come scrive nella prefazione l'ex presidente Fernando Henrique Cardoso, "spiega e annuncia" una nazione.
In "Nel settimo creò il Maracanã" l'autore spiega e annuncia il Brasile attraverso la magia di un pallone. Quella magia che ritroviamo nella poetica di Carlos Drummond de Andrade e - ora - nella prosa di questo autentico e abbagliante escritor.


LUCIANO SARTIRANA

È nato a Milano il 6 novembre 1957.
Lavora in editoria fin dagli anni '80 come lettore per Feltrinelli, direttore di collana per Demetra, editor e consulente per associazioni, istituzioni, singoli autori. Sceneggiatore, regista, ideatore e conduttore di laboratori di scrittura creativa, drammaturgia, cinema a Milano e a Venezia.
Botta di vita nel 2008: apre le Edizioni del Gattaccio.
Ha visto in diretta tv cose che oggi è difficile anche solo immaginare: l’assassinio di John Kennedy, il primo sbarco sulla Luna, Italia-Germania 4-3 di Messico ’70.
E - naturalmente - i raggi B balenare alle porte di Tannhäuser.


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