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IL VENDITORE DI MAPPAMONDI
Alberto Cartoni
di Luciano Sartirana
Un negozio con scritto “Spirits” sopra la porta, dove ogni tanto entra qualcuno che non esce mai con in mano una bottiglia.
I parchi del jogging del sabato mattina, che non portano a nulla se non a confidenze fra uomini distrutti dal fiatone.
Un muro in via dell’Abbazia, dove ignoti messaggeri si servono della memoria del gruppo musicale più famoso per dirsi cose difficili da dirsi di persona.
L’attesa di una donna conosciuta al corso di astronomia.
La Londra di Alberto Cartoni (scrittore e antiquario pisano ben di casa sul Tamigi), ci si distende attorno con calma tranquillità, ben al di fuori di immagini o esperienze fin troppo conosciute: i templi del design, le caverne dell’avanguardia musicale dal mood notturno, i gruppi e gli appartamenti ripieni di Erasmus, faccio il lavapiatti e studio l’inglese, la tensione di periferie vibratili, gli affari, la regina, l’ombrello, le cinque.
Una città di tutti i giorni e soprattutto di tutti i crepuscoli, l’ora di quando il protagonista Michael chiude il suo negozio e torna a casa con la compagnia lieve di Nora, in realtà uscita dalla sua vita da sette anni, ma sempre presente sotto forma di malinconia. Oppure con il gradito e spesso improvviso accompagnamento dell’amico James, persona che Michael conosce da decenni, chiassoso come un pub o una tifoseria calcistica e in perenne caos affettivo.
Si intende alla perfezione, Michael sia con il ricordo di Nora che con l’arruffato cuore in mano di James. Come si intende con quella città che lo avvolge, gli indica un passo dopo l’altro, gli si offre come atmosfera e profili, un grande e materno accappatoio, i piccoli messaggi sparsi di una caccia al tesoro intima quanto ben collocata fra palazzi, viali, un viso che era parso di scorgere. Nora…?
Il negozio di Michael – quello dell’insegna “Spirits”, naturalmente – ospita invece un commercio antico, il raffinato spirito ottocentesco della ricerca scientifica e del viaggio audace, sia pure sotto forma di avventura dello spirito. Michael vende mappamondi, di ogni tipo e di ogni epoca, e non è un fatto secondario, perché la sua autunnale stanchezza trova invece una tensione febbrile nella caccia a un modello (di mappamondo… di cosa, se no?), il mitico Flammarion, che sembra introvabile.
“Quel mappamondo era ciò che più e più ho desiderato. Me lo sogno anche di notte. Se Nora è la donna fra le donne, il Flammarion era il mappamondo fra i mappamondi. Per me .”
Un passaggio che non potrebbe esprimere meglio il nucleo dell’intero romanzo.
Ma Nora è parsa tornare in città, sia pure sotto forma di una calligrafia nota su un muro in Abbey Road (dove i Beatles creavano la loro musica e da allora meta di fans che vi lasciano scritto qualcosa)… proprio nei giorni dove l’inseguimento del Flammarion sta per superare le difficoltà…
Un libro e una storia carezzevoli, oneste, che prendono per mano, si moltiplicano e si rifraggono in mille piccoli grandi istanti. L'animo di un protagonista tranquillo solo in apparenza. Il piacere di uno stile apollineo e moderno. Una Londra in penombra, ma ben felice di farsi riconoscere da chiunque ci sia stato e la ami.
Alberto Cartoni, “Il venditore di mappamondi”, Edizioni ETS, 2004.