1) ti arriva la nostra newsletter, così molte cose le vieni a sapere prima;
2) hai gratis un nostro e-book o un nostro dvd a scelta;
3) hai uno sconto del 15% sui nostri corsi e laboratori;
4) per tutto il 2012 non paghi le spese di spedizione sui nostri libri.
Grazie all'astuzia che ti contraddistingue, puoi farlo già subito!
















KEN RUSSELL, LA SOVVERSIONE DEI "DIAVOLI"
Il regista Henry Kenneth Alfred Russel nasce a Southampton (Inghilterra) il 3 luglio del 1927 e abbandona questa dimensione pochi giorni fa, il 27 novembre 2011.
Nelle sue opere è sempre stato presente un intento anarchico e sarcastico, ma soprattutto l’eccesso narrativo di storie all’estremo, una scatenata potenza drammatico-recitativa, una consapevole estetica della visionarietà.
L’opera più significativa del genio di Russell è sicuramente “I diavoli”, film del 1971 che ribaltò l’Europa per la sua forza di provocazione.
Già la trama non passa certo inosservata.
Francia, XVII secolo. Il cardinale Richelieu spedisce il barone di Laubardemont a Loudun (Poitou) per abbattere le fortificazioni della città e annullarne quindi l’indipendenza. Il barone vi trova la forte opposizione di tutti i cittadini, sotto la guida del sacerdote Urbano Grandier. Urbano è giovane e bello e sull’onda alta del successo, e i rapporti con le parrocchiane non sono solo spirituali; ha un figlio dalla figlia del governatore e arriva a sposarsi in segreto con l’avvenente Madeleine de Brou.
Madre Jeanne degli Angeli, superiora del locale monastero delle Orsoline ed entrata in convento senza vocazione, è anche lei innamorata persa del difensore della città… se lo immagina e lo desidera giorno e notte, ha intense visioni con Urbano crocifisso o che cammina sulle acque. Per tenerselo vicino gli offre l’incarico di direttore spirituale del convento. Lui rifiuta, lei esplode e inizia ad accusarlo di pratiche demoniache, di violenza a lei e alle sue suore, di orge sadomaso e così invettivando.
Il barone di Laubardemont è infastidito dalle ossessioni della madre superiora e non ci crede neanche un po’, ma intuisce che questo può servirgli per sbarazzarsi dell’ingombrante Urbano Grandier e delle mura. Mette insieme un’amabile équipe di medici ed esorcisti, che passano al setaccio i racconti delle monache, le riconoscono invasate (ci vuol poco…) e ovviamente attribuiscono l’azione diabolica a Grandier.
Processo, tortura, stregoneria, oscenità, sacrilegio, incontri e patto con il demonio, disastro e desolazione, colpa somma per tutti i secoli dei secoli. Grandier viene arrostito in piazza.
Soprattutto, le mura della libertà di Loudun sono finalmente abbattute.
Un film eccentrico, geniale, barocco, capace di raccontare magistralmente l’intreccio fra potere spirituale e potere politico, il dominio dei corpi a scusa del dominio delle anime e della società, l’interessato e parallelo sfruttamento di eccitazione e repressione delle pulsioni sessuali.
Uno stile livido che crea atmosfere di delirio, parossismo, scatenamento delle peggiori strategie sociali.
Un’opera aggressiva e iconoclasta, che ha dato spinta a un teatro e a un cinema di rivoluzione estetica e culturale senza pari.
Non per nulla – alla sua presentazione al Festival del Cinema di Venezia del 1971 – provoca le ire di tutto e di tutti, dalla Chiesa alla stampa internazionale. L’accusa è di volgarità, blasfemia, mistificazione storica e spirituale, faziosità preconcetta.
Si chiede il licenziamento immediato di Gian Luigi Rondi, responsabile di quell’edizione della mostra sul Lido.
Viene licenziato davvero il poeta e critico Giovanni Raboni, che in quel periodo scriveva per l’Avvenire e che aveva giudicato positivamente il lavoro di Russell.
Esce nelle sale italiane il 7 gennaio 1972, ma il procuratore di Verona ne ordina subito il sequestro (poi la Cassazione annullerà tutto).
Insomma… anche solo per “I diavoli”, il contributo di Ken Russell per la costruzione di una cultura e di un’arte nuove è da ricordare.