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GRANDE MUSICA
La cometa di Holly
di Arianna Conforto
“È questo il palco su cui ha suonato Buddy Holly?” domandò John Lennon quando i Beatles fecero la loro prima apparizione televisiva negli Stati Uniti.
Era il febbraio 1964, lo show era il seguitissimo “Ed Sullivan Show” e quello che andava in onda sarebbe diventato l’evento più importante della storia del rock.
Trent’anni dopo Paul McCartney dichiarerà:“… Io e John abbiamo iniziato a scrivere grazie a Buddy Holly … nella nostra immaginazione John era Buddy e io ero Little Richard o Elvis”. A partire dagli anni ‘60 in poi, dalle band più sconosciute ai miti del rock come Beatles e Rolling Stones, tutti riconosceranno il debito che hanno avuto nei confronti di Buddy Holly.
La sua tragica morte avvenuta nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 1959 in un incidente aereo sconvolse l’America che perdeva contemporaneamente tre rappresentanti del nascente rock’n’roll. Durante una frenetica tournée di ventiquattro date, il Winter Dance Party Tour, il Dj “Big Bopper” Richardson e le due star del momento, Buddy Holly e Ritchie Valens, imbarcati su piccolo aereo privato, decollano dalla pista innevata di Clear Lake alla volta di Fargo dove avrebbero dovuto esibirsi la sera successiva. Le condizioni atmosferiche sono pessime a causa di una bufera di neve, il pilota è giovane e inesperto e l’aereo si schianta al suolo pochi minuti dopo il decollo.
Quella di Buddy Holly è senza dubbio la perdita più clamorosa. La carriera di questo ventiduenne di Lubbock, Texas, era durata solo tre anni, dalla primavera del ‘57, anno del grande successo del singolo “That'll be the day”, all’inverno del ‘59, ma quei tre anni sono bastati a dare vita a un genere di musica che avrebbe travolto e cambiato le vite di intere generazioni di giovani. La storia del rock è piena di morti premature e leggendarie, da Elvis Presley a Kurt Cobain, ma la scomparsa di Buddy Holly avviene proprio nel momento in cui il rock deve ancora esplodere in tutta la sua potenza. Il 3 febbraio del 1959 passa così alla storia come “the day the music died”, il giorno in cui morì la musica.
Sotto il forte influsso di Elvis Presley che aveva incontrato e del quale aveva aperto il concerto, il Buddy ragazzino che durante gli anni del liceo cantava e suonava musica country and western, decide di cambiare genere spingendosi sempre più verso il rock’n’roll. Contrariamente a Elvis, Buddy non era un sex-symbol, era occhialuto e timido, ma al di là del suo aspetto esteriore, più vicino a un compagno di banco che a un rocker, il ragazzo aveva determinazione, talento e curiosità per le nuove tecniche di registrazione. Da giovane nerd dall’aria dimessa crea il mito e diventa rockstar.
Lascia il segno come cantante, musicista, autore e leader carismatico di un gruppo, The Crickets, che rappresenta il prototipo della rock band così come noi la conosciamo: due chitarre, basso, batteria. Scrive melodie semplici, con tematiche sentimentali che vanno dritte al cuore dei teenager, e le canta con uno stile vocale originalissimo fatto di sillabe spezzate, singhiozzi e passaggi da un timbro caldo a un falsetto acuto. Molto tempo prima che la sovraincisione diventi una pratica comune, Holly sperimenta e raddoppia le linee vocali e strumentali. Per i musicisti il suo spunto e la sua creatività rimangono delle lezioni su come il rock’n’roll deve essere suonato. Tuttavia negli anni dopo la sua morte, negli Stati Uniti fu quasi dimenticato dai mass media mentre i gruppi vocali, la musica surf californiana e il bubblegum dominavano le classifiche. Da un certo ambiente borghese il rock’n’roll veniva reputato prodotto di una sottocultura se non addirittura di derivazione diabolica, e quella che era stata una caratteristica nuova in Buddy, scrivere le proprie canzoni, non era considerata essenziale per fare carriera. Oltreoceano però le cose andavano diversamente e una nuova generazione di rock band inglesi stava emergendo grazie anche all’apparizione dei Crickets sulla tv inglese. In questa parte d’Europa le canzoni di Buddy diventano materiale da riprodurre con cover fedeli o da riproporre con nuovi arrangiamenti.
Nel 1958 i Quarrymen, futuri Beatles, registrano una versione di “That'll be the day”. In seguito i quattro giovani di Liverpool sceglieranno di chiamarsi Beetles (poi Beatles) in onore dei Crickets. Si formano gruppi a loro ispirati come i Searchers, dal nome del film in cui John Wayne pronunciava la frase “That’ll be the day”, o gli Hollies. I Rolling Stones scelgono di registrare “Not fade away” di Buddy come primo singolo. La British Invasion del 1964 attraversa l’Atlantico e riporta a casa il rock reinventato e rivitalizzato, ricordando al pubblico americano ciò che Holly aveva fatto per il rock’n’roll e mostrando il grandissimo impatto che aveva avuto sui giovani inglesi. La musica morta il 3 febbraio 1959 risorge improvvisamente ingrossando man mano, negli anni a venire, le fila di fan.
La coda della cometa… nel 1971 il cantautore americano Don McLean ricorda con il brano “American pie” un’immagine ancora impressa nel tempo e nella memoria collettiva, “the day the music died”, suscitando nuovamente interesse per la storia e la musica di Buddy Holly. I tributi televisivi, i festival, i film e i documentari si moltiplicano e come accade per le star, lo rendono immortale. Hollywood si appropria della sua storia e produce nel ‘78 il film “The Buddy Holly story”, il cui protagonista Gary Busey viene candidato al premio Oscar come Miglior Attore. “Buddy the musical” negli anni ‘80 viene visto da oltre 20 milioni di spettatori e ottiene un grande successo a livello internazionale. Paul McCartney, fan di Buddy Holly dall’età di 15 anni, acquista il catalogo con i diritti sulle canzoni e produce un documentario, mandato in onda dalla BBC nel 1986, in risposta alle lacune e alle imprecisioni del film sulla vita di Holly. Nel documentario che porta il titolo di “The real Buddy Holly story”, un musicista e amico di Buddy, Sonny Curtis replica alle parole di “American pie” cantando “l’argine non è secco e la musica non è morta, perché Buddy vive ogni volta che suoniamo il rock’n’roll”.